Colleghe scollegate

e3f0536f2cd09053d9e084923bfdc018.jpgSalve e benvenuti in questa valle di lacrime (ma anche di risate).

Il blog si ispira ad un brano del libro “Col cavolo” di Luciana Littizzetto, che si intitola, per l’appunto, “Colleghe scollegate”.

Eh, si, il blog sarà una specie di valvola di sfogo giornaliero (o quasi) per combattere e vincere lo stress della convivenza forzata con i vostri cari e dolci colleghi, forse stressati quanto voi ma di sicuro molto più folli!

Chiamatelo “blog terapeutico”, se preferite, ma tant’è. Sono certa che anche voi avrete decine di aneddoti da raccontare. Condividiamoli allora!

Nel frattempo, fatevi due sane risate con la nostra Lucianina nazionale:

Colleghe scollegate

 Lavorare stanca. Se poi, a peggiorare la musica, ci si met­tono anche le colleghe è la fine. Piuttosto che varcare la so­glia del tuo ufficio preferiresti di gran lunga spalare il leta­me anche tu nella Fattoria, gomito a gomito con Daniel Ducruet. Tutto pur di non rivedere ancora quel brutto mu­so della tua collega di scrivania. Quella che definire stron­za è farle un complimento. Lei c’ha proprio tracce di cacca nel DNA. Cosi dedita al lavoro, cosi solerte. Una apessa sempre pronta a conficcarti il suo pungiglione nelle carni. La perfida Marina Kroeger di Centovetrine. Coriacea. Mai un coccolone, mai un’influenza, mai una diarrea come si deve. Ercolina-sempre-in-piedi. È persino tornata a lavo­rare ancora con le croste della varicella impestando tutto l’ufficio. Peccato non avere un mitra a portata di mano. Lei e la sua mania delle piante. Con gli anni ha messo su un piccolo dipartimento forestale. Una giungla pluviale di begonie, ficus, felci e potus che d’estate fanno salire l’umi­dità dell’ottanta per cento. Il tuo è l’unico ufficio in Torino dove nidificano le zanzare tigre. Molto meglio La Bela Tu­lera. La collega sempre perfetta. Quella che prima di usci­re di casa fa il bagno nell’Opium. Per venire in ufficio si veste come se dovesse andare a ricevere dalle mani di Pip­po Baudo il David di Donatello. Tutta scollacciata. Tubino nero delle dimensioni di un cerotto, tacco a spina di cac­tus, trucco leggero da drag queen, giacchetta strizzatette, messa in pieghissima. Mai un cedimento. E tu non ce la fai a starle dietro. Perché a te i capelli si sporcano, come a tut­ti gli esseri umani. Dopo un giorno sembra che ti abbiano gettato sulla testa una secchiata di lumache, la pelle ti si ingrigisce come quella del merluzzo, i tacchi ti fanno gon­fiare i piedi, il tubino ha l’orlo scucito da mesi e non hai mai tempo di rimetterlo a posto. Cosi arrivi in ufficio con i jeans slandronati, il maglione prugna che fa i pallini, e la coda di cavallo moscia. Però la giacca ce l’hai anche tu e si distingue dalle altre: sulla tua ha vomitato tuo figlio men­tre lo portavi all’ asilo. Ultima tipologia di collega è la Ma­lata Immaginaria. Quella che ne ha sempre una. Se non ha mal di gola, ha mal di schiena. Se non ha mal di schiena ha mal di testa. Se non ha mal di testa ha mal d’orecchie. In­somma. Una giaculatoria perenne di lamenti. Un catorcio piagato per otto ore consecutive. Solo per non sentire an­cora le sue grida di dolore ti lasci commuovere e fai anche la sua razione di lavoro. Poi scattano le cinque e papam. Un grillo. Una locusta. Devi vedere come salta via dalla scrivania. Sdeng. Sembra la palla pazza che strumpallaz­za. Risorge come Lazzaro. Il miracolo della cartolina bolla­ta. Un consiglio? Non fatevi impietosire. Sei in fin di vita, collega mia? Ok. Ti faccio dire una messa.

 Luciana Littizzetto
“Col Cavolo”
Mondadori, Milano 2006
pp.107-108

Colleghe scollegateultima modifica: 2007-12-11T12:40:00+01:00da lazzarella07
Reposta per primo quest’articolo

Un pensiero su “Colleghe scollegate

  1. A propostio di convivenza forzata ma lo sapevate che in ufficio si deve stare rigorosamente al buio? forse le idee fluiscono meglio, forse vedi meglio lo schermo del tuo cellulare mentre scrivi il 100esimo sms della giornata…. o forse c’e’ qualche altro motivo che io davvero non riesco a carpire.

    Sta di fatto che la simpatica personcina con cui divido il mio spazio vitale giornaliero ama stare al buio, immersa nelle tenebre, magari si sta cecando ma lei no, la luce non la accende e imperterrita continua a picchiettare con violenza sulla tastiera. Detto questo adesso mi alzo e accendo la luce!!

I commenti sono chiusi.